Giugno 12, 2025

Turismo ma non troppo

Turismo ma non troppo

Il Turismo viene interpretato come desiderio umano di scoperta, connessione e arricchimento personale con culture e paesaggi diversi. Porta l’individuo ad uscire dal quotidiano e abbracciare “l’ignoto”, tuttavia questo aspirante approccio si scontra con l’odierna società complessa.

Negli ultimi decenni, il turismo ha conosciuto una crescita esponenziale. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO), infatti, si è passati da 25 milioni di arrivi internazionali nel 1950 a oltre 1,3 miliardi nel 2017, con una previsione di 1,8 miliardi entro il 2030. Questa espansione ha portato benefici economici significativi, ma ha anche generato profonde criticità, soprattutto nei contesti in cui l’afflusso di visitatori supera la capacità di carico delle destinazioni.

Quest’ultimo fenomeno viene chiamato “Overtourism” e si manifesta quando un luogo viene compromesso dall’alta affluenza di visitatori esterni, che superano il numero dei residenti alterando la loro qualità di vita. Città come Venezia, Barcellona e Kyoto ne sono esempi emblematici, dove l’eccesso di presenze turistiche ha causato problemi di congestione, aumento dei costi abitativi e degrado ambientale.

In altri casi, come le isole Baleari e le Isole Canarie, si sono verificati proteste e movimenti cittadini contro l’eccessivo turismo, evidenziando la necessità di ripensare i modelli attuali.

L’overtourism si presenta in più situazioni come ad: diffusione dei voli low-cost, promozione delle destinazione sui social media transformandole in trend travel, mancanta Regolamentazione sulla concentrazione dei flussi turistici stagionali.

Questo fenomeno comporta una situazione insostenibile per le infrastrutture di accoglienza, il consumo di risorse naturali limitate locali e il benessere delle comunità residenti.

Per questo motivo oggi si parla di “Slow Tourism” o “Turismo responsabile” come nuove sfide e soluzioni per portare l’esperienza turistica ad assumere un approccio sostenibile a 360°.

Si promuovo quindi viaggi più lenti e consapevoli, esperienze immersive nelle culture locali offrendo autenticità e rispetto per il territorio e le sue risorse.

Da un punto di vista economico e di mercato, il Turismo responsabile sta prendendo sempre più piede e, secondo un’analisi di Technavio, si prevede che il mercato del turismo sostenibile aumenterà di 508,3 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2029, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) dell’11,6%. Questo indica una crescente domanda da parte dei viaggiatori per esperienze che siano in armonia con l’ambiente e le comunità ospitanti.

Affrontare le sfide dell’overtourism e promuovere un turismo etico richiede un cambiamento di paradigma che vada oltre la semplice mitigazione degli impatti negativi. È necessario ripensare il turismo come un sistema integrato, in cui le scelte progettuali, politiche e individuali siano orientate verso la sostenibilità e il rispetto reciproco.

La figura del Designer Sistemico offre strumenti e metodologie per guidare questa trasformazione, contribuendo a costruire un futuro in cui il turismo sia una forza positiva per le persone e il pianeta.

Questo può tradursi nella progettazione di infrastrutture turistiche a basso impatto ambientale, nella creazione di itinerari che distribuiscano i flussi turistici in modo più equilibrato o nello sviluppo di strumenti educativi per sensibilizzare i viaggiatori.

Il mio ruolo quindi può aiutare a facilitare processi partecipativi con le comunità locali, assicurando che le loro esigenze e prospettive siano integrate nelle strategie turistiche. Questo approccio collaborativo contribuisce a creare un turismo più equo e rispettoso, che valorizza le identità locali e promuove la resilienza delle destinazioni.

In questo articolo:
Il turismo viene ripensato come esperienza di scoperta consapevole, capace di generare valore senza compromettere i territori. Dall’overtourism alle nuove pratiche di turismo responsabile e slow tourism, il testo esplora come la progettazione sistemica possa guidare la transizione verso modelli più equi, sostenibili e partecipativi. Il designer diventa facilitatore di equilibrio tra visitatori, comunità locali e ambiente: per un turismo che arricchisce davvero, senza consumare.
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